100 anni di energia

Palazzoli oggi

La svolta della fine anni Sessanta

La ristrutturazione aziendale è drastica ed immediata ed investe tanto gli aspetti tecnico-produttivi quanto quelli commerciali ed amministrativi: vengono eliminati reparti antieconomici (fonderia, sabbiatura e sbavatura), mentre le fusioni di ghisa vengono affidate alla Fonderia Zecchi di Collebeato, di cui la Palazzoli acquista il 25% del pacchetto azionario; il personale viene diminuito di 71 unità (57 operai e 14 impiegati); il macchinario è ammodernato con grossi investimenti; si riorganizzano i reparti di lavorazione e il magazzino viene attrezzato modernamente; viene acquistato dalla Bombrini-Parodi-Delfino di Roma lo stabilimento di San Bartolomeo, che viene demolito e costruito ex novo, oltre ad un contiguo terreno di 38.000 metri quadrati. Nell’85 verrà poi aggiunto il capannone di circa diecimila metri quadrati che ospita ancora oggi l’attività produttiva.
 
La drastica terapia prosegue nell’anno successivo con una riduzione di un altro 12% del personale ed economie del 16% nei costi di produzione, mentre i prodotti in serie, di maggior consumo, soppiantano quelli speciali a lavorazione artigianale. Gli effetti di tale cura non tardano a farsi sentire: i bilanci tornano in utile (40 milioni nel ‘67, 696 milioni nel ‘77); il fatturato ricresce (700 milioni nel ‘69, pari ad un aumento del 22%); il nuovo stabilimento (31.600 metri quadrati coperti su un’area di 182.600) entra in funzione nel ‘70 e la vecchia sede viene alienata, la produttività sale molte piccole lavorazioni sono affidate all’esterno. Il campionario continua ad annoverare oltre 2000 prodotti di serie: si punta infatti alla standardizzazione dei componenti e del prodotto finito, sempre più rispondente alle esigenze tecniche degli installatori.
 
Prodotti avanzati e materiali innovativi

Non si rinuncia comunque neppure alle ricerche avanzate: nel ‘71 sono lanciati i prototipi delle prese a spina CEE e dei contenitori isolanti modulari in resina poliestere, rinforzata con fibre di vetro, prodotta per la prima volta in Italia. Nello stesso anno entra in funzione un moderno centro meccanografico che, incrementando l’ammodernamento degli impianti, contribuirà a fare del ‘73 e ‘74 anni d’oro per la Palazzoli quanto a produzione e vendite. Nel ‘77 si aggiunge un nuovo capannone di 4.500 metri quadrati per il magazzino dei semilavorati metallici, il reparto trance-viterie ed i torni automatici.
Anche nei difficili anni Settanta, grazie ad una robusta dote di titoli e proprietà immobiliari, la Palazzoli registra importanti risultati finanziari e patrimoniali, che compensano il calo dei redditi
industriali, mantenendo attivi i bilanci societari (796 milioni l’utile ‘80, 954 milioni quello ‘81 grazie a quell’autentica cassaforte di titoli che la società è diventata, sia pure con bilanci industriali in regresso). Il 29 dicembre ‘77 il capitale sociale viene triplicato (da 800 milioni a 2,4 miliardi); si riprende anche il fatturato, che dai 10 miliardi del ‘78 sale agli 11,9 del ‘79 ed agli oltre 18 nell’81. Si continua lo sforzo di aggiornamento sul piano dei materiali per mantenere alta la fama di qualità di cui godono i prodotti della Palazzoli: se nel ‘72 l’alluminio ha soppiantato la ghisa, dal ‘79 si impongono le materie plastiche termoindurenti, isolanti con elevate caratteristiche elettriche e meccaniche, che impongono la trasformazione di stampi e attrezzature. Nel 1980 la Palazzoli occupa 250 addetti ed esporta nei Paesi della Comunità Europea, in Medio Oriente, Corea, Sudamerica, nonché rifornisce le più importanti aziende italiane di ingegneria e costruzione di impianti all’estero. Dalle sue linee escono apparecchiature elettriche di sicurezza, protette e stagne, a bassa tensione, per impianti prevalentemente industriali, navali e civili, agricoli e per il settore terziario. Nell’81 il Mediocredito Regionale Lombardo concede un mutuo di 2 miliardi. Ma neppure i nuovi investimenti consentiti da un finanziamento insolito per una società tradizionalmente ricca di liquidità permettono di scongiurare una nuova crisi di mercato: nell’82 la Palazzoli è costretta a ricorrere alla Cig. Contemporaneamente si rinnova il Consiglio di Amministrazione: allo scomparso cav. Umberto Gnutti succede al vertice della Palazzoli Gaetano Lanfranchi, già vicepresidente dal ‘57; alla vicepresidenza gli subentra Damiano Gnutti, mentre Giacinto Becchetti è confermato consigliere delegato e direttore generale; al posto di Adamo e Giuseppe Pasotti, spinti a cedere le loro quote anche dalla necessità di concentrare le risorse da immettere nell’Idra di via Triumplina, entra Egidio Becchetti. Completano il Cda Pietro e Luigi Becchetti, Giorgio Gnutti, Nicolò Rasconà (al quale è affidata la direzione tecnica dello stabilimento) e gli "eredi Palazzoli" Carlo Lucini e Paolo Palazzoli. Nell’83, alla morte di Gaetano Lanfranchi, la presidenza è affidata al cavaliere del lavoro Giacinto Becchetti. L’anno dopo il capitale sociale è aumentato da 4,8 a 9,6 miliardi.

Un catalogo altamente specializzato

Il catalogo Palazzoli si riduce nel numero dei prodotti, ma nel contempo si specializza: 2.200 articoli che comprendono apparecchiature industriali rispondenti alle norme di sicurezza antinfortuni, alle norme CEI, CEE, alla Tabelle di Unificazione UNEL, UNAV, DIN, alle Omologazioni MMI, R.I.Na., LLOYD’S REGISTER, garantite dal Marchio Italiano di Qualità (IMQ); apparecchiature per bordo espressamente studiate per impianti su navi mercantili e militari; apparecchiature speciali per applicazioni specifiche agricole, industriali, navali e civili.
E’ una gamma specializzatissima di apparecchi di comando della ormai affermata serie CAM, di derivazioni, di valvole a tappo, di valvole ad alta capacità di rottura, di cassette modulari, di fanaleria stagna industriale di ogni tipo, da parete, da soffitto, a sospensione, di fanaleria navale, di pulsanti, di suonerie, di sirene, di prese e spine CEE a totale isolamento, di apparecchiature TAIS in materiale termoindurente, particolarmente indicate per installazioni all’aperto,in atmosfere polverose, corrosive, saline, in ambienticon forti sbalzi di temperatura, in climi tropicali, ecc.
 Praticamente c’è da credere che non vi sia stabilimento, capannone, giardino, garage, barca, fattoria che in Italia non abbia almeno un apparecchio Palazzoli. I prodotti bresciani trovano impiego anche su realizzazioni particolarmente significative: la Linea 1 della Metropolitana milanese è tutta dotata di apparecchiature Palazzoli, perfino con maniglie fosforescenti, ideate appositamente per consentire qualsiasi manovra anche nel buio più completo. L’organizzazione commerciale si amplia: 21 rappresentanti, di cui 10 con deposito. La clientela si seleziona: tra i clienti le maggiori industrie nazionali, i più importanti rivenditori grossisti, gli installatori tecnicamente più preparati.

La nuova sfida della Palazzoli

Nel ‘95 l’azienda elettrotecnica bresciana, che mantiene la denominazione immutata - Palazzoli Spa - come segno di continuità di un marchio affermato, passa di mano. Giacinto Becchetti, da 28 anni alla guida di una società che ha ora un pacchetto di 28 soci ("in prevalenza donne che non hanno alcuna intenzione di fare le industriali" si lamenta scherzosamente l’anziano manager all’atto di rendere pubblico il suo abbandono), cede attività e stabilimentoad un gruppo di industriali lombardi riuniti nella Centro Sviluppo Srl (società con sede a Brescia, capitale di 9,7 miliardi).
 Il 21 aprile l’assemblea dei soci della Centro Sviluppo Srl riunita presso lo studio notarile Bossoni nomina l’ing. Luigi Moretti presidente della società. Questa il 12 aprile ‘95 è trasformata da Srl in Spa. La Palazzoli Spa inizia formalmente l’attività il 31 ottobre ‘95. Oggetto sociale restano la produzione e il commercio di materiali, apparecchi, apparecchiature elettromeccaniche e macchinari elettrici ed elettronici, nonché lavorazioni meccaniche per conto terzi. Nel Consiglio di amministrazione siedono Luigi Moretti, presidente e consigliere delegato; Marco Palvarini, vicepresidente; Ettore Gnutti, consigliere delegato. Il Collegio dei sindaci è composto da Eugenio Ballerio, presidente; Enrico Broli e Giovanni Consoli, sindaci effettivi. La storia quasi centenaria della Palazzoli ha sperimentato i tempi della crescita, i tempi dei grandi riconoscimenti, i tempi delle ristrutturazioni. Il periodo che inizia alla fine del ‘95 è un momento di ristrutturazione che attraversa tutte le aree dell’attività. La direzione dell’azienda viene confermata ed integrata nelle aree tecnica, commerciale e produttiva. L’area commerciale, che può contare su un catalogo di ben 3.300 articoli di alta specializzazione e qualità riconosciuta, riorganizza i propri servizi e mette subito a segno due successivi incrementi di fatturato: del 18% nel ‘95 e dell’11% nel ‘96. L’area tecnica, sotto il profilo organizzativo, formalizza i valori già presenti nell’azienda, ottenendo in tempi brevissimi (appena sei mesi) il riconoscimento del sistema di qualità Palazzoli con la certificazione internazionale EN ISO 9001. Sotto il profilo tecnico, partendo dalla leadership consolidata per qualità e specializzazione nei prodotti per l’industria e la marina, sviluppa - integrandole - le serie di prodotti per il terziario, attesi da anni, sia dai progettisti che dagli installatori più qualificati ed affezionati alla Palazzoli.

Con l’Iso 9001 dalla Fiera di Milano all’Antartide

Si ritorna così alle forniture di grande prestigio. Per l’ampliamento della Fiera di Milano vengono prescelti i prodotti della nuova serie TER Palazzoli; prodotti della linea TAIS Palazzoli vengono impiegati per l’equipaggiamento elettrico della più grande nave da crociera del mondo, la Carnival Destiny realizzata dalla Fincantieri; la base italiana dell’Enea sceglie i prodotti stagni Palazzoli per il funzionamento alle temperature estreme dell’Antartide; per i vasti impianti estrattivi,che Israele costruisce nel Mar Morto, raggruppandoli sotto il progetto Dead Sea Works, l’equipaggiamento selezionato in un tender internazionale è tutto Palazzoli.
 Dallo stabilimento bresciano esce ogni giorno una serie completa di prodotti che affidano la loro fama soprattutto ad elevati standard di qualità ed affidabilità: oggi la Palazzoli produce apparecchiature della Serie CEE, Serie TER, Serie PT60, Serie TAIS (interruttori), Serie CAM, Serie METALLICA (illuminazione industriale), Serie NAVALE: una gamma di prodotti in grado di garantire la risposta più appropriata nelle più gravose condizioni di esercizio e di assicurare un funzionamento sicuro, affidabile, prolungato nel tempo. E’ il risultato dell’ultima stagione della Palazzoli Spa, quella di una gestione più dinamica e snella, che punta al core business industriale, riorganizza la produzione, aggregando in azienda quelle strategiche e decentrando all’esterno quelle economicamente meno interessanti, adegua gli organici, pone fine alla tentazione coltivata per lunghi anni dell’azienda-banca, che genera risultati più dalle immobilizzazioni finanziarie che dalle linee di produzione. In definitiva alla Palazzoli si torna a fare gli industriali, si ritrova il gusto del rischio dell’intraprendere: una scommessa a tutto campo in un settore dove predominano i giganti multinazionali. Ma la "piccola" Palazzoli, proprio grazie all’agilità delle sue dimensioni, oltre che al pedigree di un consolidato know how e ad un gruppo dirigente estremamente determinato, ha le carte in mano per vincere la sfida.

Azienda municipalizzata alla prova d’orchestra

Nel 1908 scade il contratto di illuminazione della città: dopo che l’anno precedente un referendum cittadino si era già chiaramente espresso a favore della municipalizzazione dei tram, anche la centrale di Calvagese e le relative linee di trasmissione e distribuzione sono acquisite dal Comune, che avvia di fatto l’azienda municipalizzata. In provincia la SEB continua l’ampliamento degli impianti, aggiungendo tra gli altri quello di Vobarno per una potenzialità di 30.000 Hp.

Alla fine del primo decennio del Novecento il Bresciano, a fronte di una popolazione di oltre 610mila abitanti, di cui 51.700 occupati in 4.189 imprese, disponeva di quasi 123mila cavalli din contro i 403mila della Lombardia (con una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti, di cui oltre 657mila occupati in 41.027 aziende) ed il milione e 620mila dell’Italia (con una popolazione di oltre 35,8 milioni e 2,3 milioni di occupati in 243.926 aziende).

La maggior quantità di energia era disponibile in Valle Camonica con 75.899 cavalli din a fronte di 452 imprese e 4.092 occupati; seguivano il circondario di Brescia (Valtrompia e Lumezzane incluse) con 25.273 cavalli din, 2.160 imprese e 27.720 occupati, quindi il circondario di Salò con rispettivamente 15.715 cavalli din, 603 imprese e 7.221 occupati, il circondario di Chiari (Palazzolo compreso) con 3.894 cavalli din, 554 imprese e 9.479 occupati; chiudeva il conto il circondario di Verolanuova (1.848 cavalli din, 420 imprese, 3.188 occupati).

L'impegno sociale

Una presenza sociale davvero preziosa

Gli anni Cinquanta, i più fertili sotto l’aspetto del consolidamento aziendale dopo il grande boom delle commesse per la Marina negli anni Trenta, sono anche quelli più ricchi dell’attività sociale di Federico Palazzoli. Già rappresentante dell’Amministrazione Provinciale nel Consiglio di amministrazione dell’Istituto Industriale Comunale "Moretto", l’imprenditore dal ‘46 al ‘66 è membro in rappresentanza del Ministero della Pubblica Istruzione dell’Istituto Tecnico Industriale, nel frattempo divenuto statale. In particolare per la realizzazione dell’Istituto "Benedetto Castelli" con gesto di squisita munificenza Palazzoli nel 1954 dona all’Amministrazione provinciale un’area fabbricabile di 21.500 metri quadrati, sulla quale sorgerà la nuova sede.

Una volta compiuta l’opera, provvede all’allestimento del laboratorio di elettrotecnica a servizio della scuola e dell’industria bresciana. Il laboratorio, del valore di 30 milioni dell’epoca, viene intitolato al suo nome. L’imprenditore dota infine l’istituto di un pozzo artesiano. Con il sindaco Bruno Boni, che avrà con Palazzoli una lunga frequentazione sodale, sostiene infine l’avvio dei corsi serali, nella consapevolezza di offrire così un contributo ai lavoratori ed alle stesse imprese bresciane.

Tra le altre iniziative benefiche è da ricordare ancora la Fondazione pro istruzione tecnica e professionale industriale da lui promossa con sede presso l’Aib, eretta in ente morale: scopo precipuo è quello di favorire, integrare e affiancare iniziative per lo sviluppo di questo tipo d’istruzione, perfezionare attrezzature, incentivare con specifici premi gli allievi e gli insegnanti migliori. La Fondazione funziona dal 1960 sulla base di un fondo di 5 milioni, nonché della nuda proprietà di un’area di 60 ettari (valore 110 milioni) tra Orzinuovi e Pompiano, messi a disposizione dallo stesso Palazzoli. La gestione della tenuta agricola è affidata alla famiglia di Domenico Bianchi, il futuro presidente dell’Unione provinciale agricoltori bresciana, alla quale Palazzoli è legato da particolare stima. Oggi la conduzione del fondo è ancora nelle mani di un presidente dell’Upa, Franco Bettoni.

L’imprenditore dona inoltre nel luglio ‘65 al Comune di Brescia la proprietà della villa Palazzoli in via Valsorda con tutte le dipendenze ed il Ronco adiacente allo scopo di adibirli a pensionato per insegnanti e statali (una elargizione di 25 milioni in memoria della scomparsa consorte Elvira Palazzoli Zappa sarà effettuata nel ‘66 a favore dell’Ospedale civile di Brescia, mentre due anni dopo un appezzamento di terreno di 5.000 metri quadrati nella zona di Mompiano, in via Ambaraga, sarà donato per la costruzione del Centro spastici, intestato al suo nome).

Fondi integrativi che precorrono i tempi

Ma la sensibilità sociale di Palazzoli si esprime anche nei confronti dei suoi lavoratori, dentro e fuori la fabbrica: fin dai primi anni Sessanta nell’azienda di via Tommaseo sono in funzione mensa e servizi igienico-sanitari ed assistenziali; inoltre fin dagli anni 1950-55 alcune case sono messe a disposizione dal Presidente stesso a 30 famiglie di dipendenti a canoni d’affitto ridotti. Infine a partire dal ‘56 è attivata la Fondazione anziani, cui viene conferito un patrimonio iniziale di 4 milioni da parte dello stesso Palazzoli. Il fondo è annualmente incrementato da nuovi contributi. Scopo dell’iniziativa è di migliorare il trattamento di quiescenza del personale ed attuare altre forme di previdenza. Il fondo sarà chiuso da Giacinto Becchetti negli anni Settanta con liquidazione ai dipendenti delle legittime spettanze, in quanto giudicato non più idoneo ai tempi.

Esigente e severo, ma nel contempo affabile ed aperto, il patriarca dell’industria elettrotecnica bresciana amava intrattenersi nei reparti dello stabilimento, stabilendo un rapporto diretto con le maestranze,. Raccontano alcuni anziani che la sua disponibilità al dialogo era soprattutto manifesta allorché si presentava in fabbrica con un vestito di colore marrone e con il toscano in bocca. Ma sono molti gli episodi che sottolineano la sua amabilità e generosità. Al tempo della Mille Miglia - ricorda ancora Bruno Boni - Palazzoli era il primo a rispondere all’appello del sindaco e di Renzo Castagneto con elargizioni a favore dello corsa, che avevano un effetto trainante anche nei confronti degli altri industriali.

Ai più stretti collaboratori il vecchio cavaliere del lavoro non manca di elargire neppure un tangibile riconoscimento postumo: i responsabili dei vari settori dello stabilimento - ricorda Luciano Treccani, un perito industriale uscito da quella scuola che Palazzoli tanto amò e che ha svolto tutti i 35 anni della sua carriera lavorativa dentro la fabbrica elettrotecnica bresciana - ricevono in lascito testamentario una somma considerevole per quei tempi: due milioni ciascuno.

La munifica presenza dell’industriale si manifesta comunque soprattutto in campo scolastico, trovando il riscontro di una serie di riconoscimenti ufficiali: nel ‘58 su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione riceve il diploma di prima classe con medaglia d’oro con decreto del Presidente della Repubblica Gronchi; il 2 settembre ‘61 festeggia con un pranzo offerto a tutte le maestranze al Grand Hotel di Gardone Riviera l’80° compleanno ed il conferimento dell’onorificenza di Grande Ufficiale al merito della Repubblica. Nel ‘63 è insignito di medaglia d‘oro e diploma di operatore economico per oltre mezzo secolo dalla Camera di Commercio di Brescia.

Infine il 2 giugno ‘64 è nominato Cavaliere del lavoro con decreto del presidente della Repubblica Segni. Il 28 marzo ‘66 gli è conferita la medaglia di bronzo al merito civile da parte del presidente della Repubblica per aver promosso e sviluppato a Brescia numerose iniziative a carattere sociale ed assistenziale: la cerimonia si svolge nel Salone Vanvitelliano il 17 aprile, presente il presidente del Consiglio, Aldo Moro.

Tra vocazione "artigianale" e logica industriale

La progressiva crescita della Palazzoli segna un brusco arresto nel ‘64, anno d’inizio di un difficile triennio, contraddistinto da bilanci deficitari e cali occupazionali (nel ‘65 i dipendenti scendono da 392 a 342). Le inadeguate dimensioni dello stabilimento, l’eccessiva espansione delle produzioni speciali, che creano nell’azienda di via Tommaseo molte isole artigianali, una certa parsimonia negli investimenti produttivi fanno sentire tutto il loro peso in occasione di una crisi di mercato, cui non è estranea neppure la concorrenza di nuove piccole e medie imprese.

Le ragioni di debolezza di una industria eccessivamente articolata nelle varie branche, che ha peccato d’orgoglio - oltre che di eccesso d’amore per il proprio lavoro - sfornando un elevatissimo numero di prodotti, spesso realizzati in piccola serie specificamente per taluni committenti, non tardano ad appesantire i bilanci. All’inizio del ‘67, anche a causa dell’età avanzata e delle critiche condizioni di salute, l’anziano presidente ed amministratore delegato getta la spugna e si ritira a vita privata.

"Un giorno che mi trovavo a casa sua (lo frequentavo in pratica quotidianamente) - così Bruno Boni ricorda il commiato dell’ottantaseienne Cavaliere dalla sua azienda - il cavaliere mi manifestò la sua stanchezza di fronte all’incalzare degli anni ed il desiderio di affidare la Palazzoli in buone mani. Aveva pensato a me, che però rifiutai recisamente: se mi avesse regalato anche una sola azione della società, replicai, non gli avrei fatto più visita". L’episodio è di dominio pubblico, in quanto ripreso in un corsivo sull’Unità sia pure qualche anno dopo (esattamente il 20 novembre ‘80) da Fortebraccio, che non lesina elogi all’amministratore democristiano.

Se rifiuta quella singolare offerta di eredità, il sindaco di Brescia non si sottrae però al compito di trovare una soluzione per la Palazzoli. La risposta, ricorda ancora Boni, viene data da Adamo Pasotti, cui si affianca Umberto Gnutti, che proprio in quel periodo lascia l’Eredi. L’industriale lumezzanese porta con sè un collaboratore già sperimentato nell’azienda valgobbina, Giacinto Becchetti. Grande nume tutelare il sindaco della città, l’accordo è sottoscritto per la cifra di 250 milioni.

La conduzione dell’azienda è rilevata dunque da un gruppo di amici molto noti nell’ambiente industriale bresciano, che si dividono il pacchetto azionario, assumendosi in varia proporzione fra di loro la maggioranza della società ed impegnandosi al rilancio. A fianco di Umberto Gnutti, Adriano Pasotti e Giacinto Becchetti restano altresì nella compagine azionaria anche i Lanfranchi, i Lucini, i Palazzoli ed i Massardi.

Il 24 gennaio ‘67 la carica di presidente viene affidata al cavaliere del lavoro Umberto Gnutti, mentre Federico Palazzoli, che morirà il 13 gennaio ‘69 all’età di 87 anni, mantiene la presidenza onoraria: come nuovi consiglieri vengono cooptati Giacinto Becchetti, che è anche direttore generale, Giuseppe e Adamo Pasotti. Il 26 aprile il capitale sociale viene elevato a 300 milioni di lire (nel novembre ‘68 passerà poi a 500 milioni e nel luglio ‘70 a 800 milioni).

L'industria scopre l'energia elettrica

In provincia di Brescia i primi impianti per l’illuminazione degli opifici realizzati con generatori autonomi a corrente continua vedono la luce nel 1883 a Palazzolo, Chiari, Villanuova. Punto di riferimento per i problemi di carattere elettrico è in quel tempo la Società Telefonica Bresciana, tra le prime sorte in Italia (1884). A questa ed alla annessa officina gli industriali bresciani si rivolgono per le loro necessità. In questo periodo a Brescia sono già affermate in particolare l’industria delle armi e del cotone e le trafilerie: il bisogno di energia pulita e di facile utilizzazione è quindi sempre crescente.

Il primo impianto a corrente alternata di cui si ha notizia nel Bresciano sorge a Lonato nel 1888 per l’illuminazione pubblica (in città prosegue l’illuminazione a gas, economicamente più difficile da sostenere invece nelle realtà frastagliate della provincia). Brescia in realtà rivolge la sua attenzione al problema dell’energia elettrica per l’illuminazione pubblica nel 1887, all’approssimarsi della scadenza con la società di Augusta che esercitava l’illuminazione a gas. Pur in presenza di un rinnovo per altri 25 anni, il Comune si riserva in tale occasione la facoltà di sperimentare anche l’illuminazione elettrica.Avvalendosi di questa possibilità poco dopo l’Amministrazione comunale indice un’asta per l’impianto di illuminazione pubblica e privata. L’appalto è aggiudicato alla "Società per l’utilizzazione delle forze idrauliche per mezzo dell’elettricità". La tariffa è fissata in 7 centesimi per Ettowatt (nel ‘35, compresa la tassa, sarà di 22 centesimi). Il progetto contempla la trasmissione a corrente continua dal fiume Chiese nei pressi di Calvagese alla città. La centrale è costituita da 7 gruppi di turbine-dinamo di 100 HP ciascuna a 3000 Volts. Le sette coppie di fili arrivano a Brescia nei pressi della stazione di piscicoltura, dove avviene lo smistamento dei circuiti.

Nasce la Palazzoli

Dalla Società Elettrotecnica Bresciana alla Palazzoli

La scelta definitiva di campo, il salto di qualità avviene nel 1912: alla Società Elettrotecnica Bresciana, fondata nel 1904, subentra la Federico Palazzoli & C. che trascura i rami di attività considerati meno "nobili" (impianti e commercio di materiale elettrico), per concentrarsi interamente sulla produzione, sull’attività industriale insomma.
 
Oggetto di produzione sono in genere gli accessori per la distribuzione dell’energia elettrica nel lungo iter che essa percorre dalla centrale di produzione agli apparati utilizzatori, con sporadiche produzioni iniziali di apparecchi utilizzatori di largo impiego, come ferri da stiro e stufe elettriche in tempo di guerra, quando era difficile il normale approvvigionamento.

Lo scoppio delle ostilità nel 1914 è il momento di svolta dell’attività della Palazzoli: la crisi bellica blocca gli approvvigionamenti tedeschi e apre spazi nuovi all’azienda bresciana, pronta a sfruttare il suo know how per battere tutta la concorrenza italiana. Durante la prima guerra mondiale la Palazzoli affronta la costruzione di una serie di apparecchi elettrici per uso di bordo, fino a quel tempo forniti quasi esclusivamente dall’industria tedesca.

Per meglio rispondere alle nuove esigenze e offrire alla Regia Marina tutti i mezzi e le migliori energie, Federico Palazzoli decide di eliminare la branca d’attività degli impianti, mantenendo però il commercio, nella prospettiva che - terminata la guerra - questo ramo possa costituire ancora un sostegno all’affermazione dell’industria.

Comincia così un intenso rapporto coi tecnici degli arsenali di La Spezia, Venezia, Napoli e Taranto, mentre in azienda si mette in atto ogni sforzo per rispondere adeguatamente alla richiesta di produzioni nuove, nonostante il difficile momento della guerra (il personale dipendente viene esentato dal richiamo alla armi per poter attendere alla produzione). Pur dovendo fare i conti con scarsità di mezzi, macchinario e spazio, la Palazzoli continua comunque a crescere.

La collaborazione con la Marina, se sul piano tecnico consente all’azienda di accumulare una esperienza importante, non garantisce altrettanto lusinghieri risultati sotto l’aspetto economico: produzioni molto diversificate ed in quantità limitate non possono certo assicurare la remunerazione garantita ad esempio ai fornitori di spolette o di pallottole. In particolare pesa l’inadeguatezza delle risorse finanziarie, dopo il rifiuto opposto nel 1913 dai soci all’aumento di capitale. Da qui la decisione di Palazzoli di rilevare le azioni controllate da soci che non facciano parte dell’entourage familiare.

L’occasione per questa operazione è offerta da un momento di panico generale verificatosi alla fine del conflitto, quando si prospetta il problema della riconversione produttiva: la Società Anonima viene così liquidata ed in suo luogo si costituisce la ditta privata "Federico Palazzoli & C.", nella quale il fondatore investe tutte le risorse personali, oltre a quelle di alcuni parenti. L’azienda viene rafforzata, i mezzi di produzione sono potenziati, aumenta il numero degli articoli prodotti.

Sulle navi della Marina in giro per il mondo

A pace conclusa l’azienda bresciana torna ad occuparsi dello sviluppo di una produzione di apparecchiature elettriche a bassa tensione destinata alle industrie, ma continua anche le forniture allo Stato: in collaborazione con la Marina Militare, realizza una completa e moderna apparecchiatura per impianti di bordo a corrente continua (220 Volt), che ottiene l’ambita approvazione dei tecnici della Marina e dei Cantieri navali.
 
Nel frattempo Federico Palazzoli non cessa di approfondire ed aggiornare le proprie competenze tecniche: il pioniere dell’industria elettrotecnica a Brescia, iscritto fin dal 1908 all’Associazione Elettrotecnica Italiana, partecipa attivamente all’attività del sodalizio, visitando importanti centrali idroelettriche e grandi complessi industriali.

Annualmente si reca alla fiera di Lipsia, dove si espongono le apparecchiature elettriche e le macchine utensili più avanzate. Nel 1931 visita alcuni tra i più importanti complessi industriali dell’America del Nord. L’obiettivo dell’imprenditore bresciano è di completare ed aggiornare continuamente i prodotti, dando sempre maggior importanza alle prove di materiali e apparecchiature, migliorando la qualità e riducendo nel contempo i costi.

Nel 1923 nella sede con magazzini di via Solferino 45, a Palazzo Pisa, e nello stabilimento al numero 4 di via Cremona (vi si era trasferita nel 1915) sono al lavoro 16 impiegati e 80 operai col sussidio di 20 Hp di forza elettrica per produrre apparecchi elettrici, interruttori e commutatori a leva, valvole e scaricatori per media e bassa tensione e valvole fusibili. "Palazzo Pisa - racconta Giovanni Bertè, figlio del custode della Palazzoli, nato nella sede di via Solferino come i suoi due fratelli - era il luogo di rappresentanza ufficiale dell’azienda. Così quando mia madre, che svolgeva le sue mansioni nell’opificio di via Cremona, giungeva in prossimità del parto, veniva fatta trasferire a Palazzo Pisa dal signor Federico, il quale desiderava che noi figli vedessimo la luce in un ambiente più adeguato".

I maggiori problemi che l’azienda incontra sono dati dalla mancanza di fornitori di supporto e dall’assenza di manodopera specializzata. E’ da qui, in parallelo con una spinta vigorosa all’addestramento diretto in fabbrica, che scaturisce il forte interesse di Palazzoli per la formazione professionale, di pari passo con una presenza sociale sempre attenta ai problemi della città. Fin dal 1906 aveva ricoperto incarichi pubblici, specialmente nei Consigli delle scuole professionali, nelle quali investe mezzi economici e capacità organizzative.

Ma con il passare degli anni la sua attività pubblica diviene sempre più intensa. Il 18 luglio ‘19 Palazzoli interviene a nome dell’Associazione Commerciale e industriale Bresciana alla riunione tenuta dalla Lega di tutela civile contro lo sciopero generale; il 24 marzo 1920 è eletto vicepresidente della stessa Associazione industriale (lo resterà fino al ‘22, per divenirne quindi presidente per un altro biennio); il 3 novembre 1920 è eletto come moderato nel Consiglio comunale di Brescia con 9.728 voti (vi rimane per tutto il quadriennio). Nel 1922 è nominato Cavaliere ufficiale su proposta del Ministero dell’Industria e Commercio (già nel 1904 era stato nominato cavaliere su proposta del Ministero degli Interni). Non tralascia neppure lo sport: è presidente del Brescia Football Club dal ‘20 al ‘23.

Lo stabilimento di via Tommaseo

Nel 1925 l’azienda si trasferisce nella sede di via Niccolò Tommaseo a Porta Trento, uno stabile di 2.950 metri quadrati su un’area di 12.000, precedentemente adibito alla fabbricazione di coltelli e fiammiferi, posto - come rileva lo stesso Palazzoli - molto al di fuori del nucleo cittadino e totalmente circondato da prati.
 
Alle lavorazioni meccaniche qui si aggiunge l’attività fusoria, iniziata dapprima con le leghe di rame e alluminio, poi integrata con la fusione della ghisa per la produzione di getti a pareti sottili, caratterizzati da tolleranze inferiori a quelli comunemente disponibili nelle fonderie. Il progetto originale prevede l’impiego di sagome fissate su placche di alluminio provviste di riferimenti telescopici che garantiscono rigidamente la loro posizione, escludendo ogni rischio di spostamento. Nel campo dell’ottone e delle leghe di alluminio presto le fusioni in terra sono integrate con quelle in conchiglia metallica per i pezzi prodotti in larga serie; dal ‘36 anche tali leghe vengono fuse sotto pressione, secondo una tecnica nascente, molto apprezzata per la precisione che garantisce.

Nel ‘30 la sede di via Tommaseo è ampliata mediante la costruzione di un nuovo capannone con scantinato adibito a magazzino di prodotti finiti. Dal ‘32 prende avvio il reparto di stampaggio delle plastiche termoindurenti, un materiale atto a fornire isolanti con caratteristiche costanti, dimensioni contenute, strette tolleranze, forme complesse. La "bachelite" soddisfa queste esigenze assai meglio di legno, ardesia, mica e della stessa porcellana, fragile e con ritiri assai variabili. Nello stabilimento di via Tommaseo si è in grado di fare tutto, eccetto porcellane e vetrerie, e con metodi e tecniche avanzati: nella verniciatura il pennello lascia il posto allo spruzzo ed alla catena di trasporto nei forni per l’essiccazione dei pezzi; i tini con gli elettrodi rudimentali lasciano spazio alla linea di vasche con barili rotanti che seguono il diagramma prefissato. Anche sul piano dell’assistenza ai lavoratori la Palazzoli è in prima linea: mense, spogliatoi con armadi e docce, infermeria, bar.

I forti investimenti richiesti impongono però un nuovo triennio di sacrifici. Ma quando già si è sul punto di raggiungere una situazione di sostanziale tranquillità, una interessante opportunità impone al proprietario della Palazzoli di optare tra un’attività, pur soddisfacente, di routine e la sfida di una nuova ardua impresa. Alla fine degli Anni Venti la Marina decide di rinunciare al recupero di vecchi residuati per dotare le nuove unità di mezzi moderni con una più alta tensione di esercizio (440 Volts), in previsione delle complessità dei servizi elettrici richiesti a bordo di una nave moderna. A fronte di una sostanziale incapacità di rispondere a queste richieste da parte della concorrenza, il compito tocca alla Palazzoli, costretta parallelamente al sacrificio di ridurre le forniture alla clientela industriale.

Una fabbrica moderna ed autosufficiente
Questo impegno comporta ingenti sforzi, che producono via via l’ampliamento del reparto attrezzeria con dotazione di nuovo e costoso macchinario e delle fonderie per adeguarle all’impiego delle leghe leggere; inoltre si deve procedere all’istituzione del reparto stampaggio delle resine fenoliche ed alla realizzazione della sala prove e del gabinetto di chimica, in modo da assicurare in sostanza l’autosufficienza della Palazzoli. Nel ‘29 il ministero della Difesa approva i prototipi di apparecchiature realizzati a Brescia e affida alla società una commessa per l’importo di oltre 5 milioni.

La Palazzoli si è fatta autonoma ed adulta ed è in grado di operare in grande: per questo tiene l’occhio attento anche ai mercati internazionali. Va letta anche in questo senso insieme a contingenti ragioni di opportunità politica - la partecipazione, sempre nel ‘29, alla Terza Fiera campionaria di Tripolitania. L’intensa collaborazione con la Marina vale a Federico Palazzoli anche la nomina a Commendatore della Corona d’Italia su proposta dello stesso Ministero della Marina.

L’attenzione maggiore resta rivolta però naturalmente al mercato interno: nel 1933 la Palazzoli partecipa alla Fiera di Milano. "L’azienda bresciana resiste - scrive il 7 aprile il quotidiano locale Il popolo di Brescia - e si prepara al futuro con innovazioni coraggiose. A Milano l’azienda bresciana ha presentato apparecchiature per impianti a 20.000 volts ed un catalogo di 350 pagine, che offre una serie di attrezzature moderne". Nel catalogo, insieme ad una larghissima messe di prodotti soprattutto per le industrie, una serie di illustrazioni di grande interesse dà il quadro della complessa organizzazione aziendale.

La Palazzoli dispone in quegli anni di gabinetto di chimica e prove metalli, sala prove, pulitura metalli, verniciatura, collaudo, lavorazioni marmi e ardesie, bagni galvanici, magazzino officina e vendite, trapani e filettatrici, torneria verghe, montaggio leggero, trance, attrezzeria, fonderia per fusione in terra di ghisa, ottone e leghe leggere, reparto fusioni in conchiglia, reparto stampaggio rame ottone bronzo, reparto stampaggio isolanti.

Come si vede un piccolo universo di nuove tecnologie, dietro al quale si scorge una filosofia produttiva che tende alla piena autosufficienza dell’azienda, consente di garantire le lavorazioni più diverse, molto spesso a livello artigianale, ma per ciò stesso contiene le premesse di debolezza industriale che si manifesteranno negli anni successivi. In questo periodo lo stabilimento di via Tommaseo occupa 250 addetti: lo rileva il Popolo di Brescia nell’edizione del 30 settembre ‘34, dando resoconto della visita del prefetto Salerno allo stabilimento.

Alla conquista dei mercati internazionali
Anche negli anni successivi l’interesse industriale della Palazzoli continua ed essere rivolto essenzialmente all’approvvigionamento di due settori: la Marina e l’industria. Per garantire all’azienda, a fianco della committenza statale, il flusso di quella privata, la Palazzoli si dedica completamente all’attività industriale, liquidando nel ‘34 quella commerciale. La concentrazione di tutte le energie in questa direzione determina lo sviluppo di nuovi prodotti avanzati, in grado di rispondere non solo alle esigenze del mercato interno, ma anche a quelle in campo internazionale. Accanto al fondatore dell’industria elettrotecnica bresciana operano in azienda due responsabili di grande affidabilità: i nipoti Paolo Palazzoli, cui è affidata la direzione tecnica, e l’ing. Carlo Lucini, che cura il settore amministrativo.

L’allineamento della lira con le altre valute europee apre nuovi spazi sul fronte internazionale, che si traducono in un consolidamento dello stabilimento: nel ‘37 esso si estende su un’area coperta di 4200 metri quadrati, che sale a 6mila nel ‘39, dando lavoro a 400 operai e 45 impiegati. In quello stesso anno Federico Palazzoli trasferisce l’abitazione dalla palazzina posta nello stabilimento alla villa di via Valsorda.

Tra i prodotti principali dello stabilimento di via Tommaseo si annoverano: apparecchiature elettriche protette e stagne per impianti industriali e navali a bassa tensione; apparecchiature per protezione e comando di macchine operatrici motorizzate; fanaleria stagna; teleruttori, salvamotori e teleinvertitori di marcia a rottura in aria e in olio; interruttori, commutatori, invertitori e avviatori stella triangolo con contatti a controller; fusioni in ghisa, bronzo e leghe leggere; stampaggio a caldo di pezzi in rame e bronzo; stampaggio pezzi in bachelite.

Il 29 dicembre ‘50 la ditta si trasforma nella Federico Palazzoli & C. Spa. Il capitale sociale è di 50 milioni, i dipendenti 300, gli articoli del campionario non meno di 2000. Nei primi anni la Spa si trova a dover affrontare problemi di liquidità, ricorrendo ad un prestito obbligazionario. Con la ripresa del mercato si consolidano anche i bilanci: gli utili passano dagli 8 milioni del ‘51 ai 41 del ‘63. Nel ‘58 il fatturato tocca quota 630 milioni, nel ‘59 arriva a 658 milioni. Il capitale sociale viene elevato due volte: da 50 a 100 milioni il 30 dicembre ‘57 e poi a 150 milioni l’8 novembre ‘62.
 

Dal 1904 ad oggi

La Palazzoli nasce praticamente all’origine dell’utilizzazione dell’energia elettrica a Brescia ed all’inizio della industrializzazione italiana, nella fase cioè di passaggio dal groviglio di pulegge e trasmissioni degli stabilimenti di fine 800 ai capannoni in cui l’energia elettrica diventa meccanica su ogni macchina che l’impiega e lo spazio di cinghie e pulegge è lasciato a nastri trasportatori e canalizzazioni di ogni genere.

Nel periodo della prima grande espansione dell’industria, agli inizi del Novecento, la provincia lombarda era priva di un’importante azienda elettromeccanica che fornisse le apparecchiature elettriche per gli impianti industriali. Il fabbisogno era allora soddisfatto dai prodotti di aziende straniere. A colmare questo vuoto intervenne appunto la Società Elettrotecnica Bresciana, voluta da Federico Palazzoli con il sostegno del socio Giacomo Lucini.